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Sunday, August 25, 2013

Essere donne in Africa

Woman from Harar by Martha Nassibou
Le donne in Africa sono campionesse per la lotta dei diritti umani, la democrazia, e l’impegno per costruire un mondo migliore per il loro rispettivo paese.
Fanno parte dei Governi donne Ministri come ve ne sono per la cultura, per l’emancipazione delle donne e altre cariche maggiori. Vi sono donne elette nel Parlamento che contribuiscono allo sviluppo e alla crescita del paese. Queste donne sono degne di ammirazione. In Ruanda circa il 49% dei parlamentari sono donne. In Camerun sin dagli anni 70 esisteva « Le Ministre de la condition feminine ». In Mozambico e Burundi « quote rosa » sono oltre il terzo dei parlamentari. In Eritrea il 22%, in Etiopia il 21%.

In un rapporto dell’Unicef del 2000 « Uguaglianza delle donne in politica e nel Governo », si dichiara che il coinvolgimento delle donne in politica, in ambito locale e nazionale, può contribuire allo sviluppo di legislazioni più attente alla condizione di donne, bambinier famiglie. In Ruanda per esempio le donne parlamentari hanno contribuito con successo all’aumento di spesa per sanità e istruzione e al varo di un sostegno speciale per i bambini disabili.

L’influenza delle donne nei parlamenti incoraggia mutamenti nell’agenda delle priorità dei loro colleghi maschi. In ogni caso, nonostante i progressi, le donne restano ampiamente escluse dalla politica, ciò riguarda tutti i paesi a livello mondiale dove le donne costituiscono meno del 17% di tutti i parlamentari. Ecco dove è auspicabile la collaborazione di tutte le donne del mondo per creare una forte realtà che dia loro il diritto sacrosanto di partecipare concretamente per il benessere e la giustizia nei loro paesi.

Nella realtà di oggi nascono comunque donne straordinarie in tutti i settori della società africana, come in politica, artigianato, minicredito, educazione, salute etc. che tendono a dare spazio e respiro per una reale ripresa economica.

Il protagonismo delle donne in Africa è in atto già da tempo e affonda le sue radici nella cultura e nell’organizzazione.

È realtà di oggi che in Liberia nel 2006 è stata eletta Ellen Johson Sirlef prima donna Presidente, la sua nomina ha lanciato un chiaro messaggio a tutte le donne d’Africa. Oggi in Sudafrica si presentano tre candidate alla massima carica. Sono in « rosa » le candidature più accreditate nella corsa alla presidenza : la vice-presidente Phumzile Mambo- Ngcuka, ex ministro delle Miniere e dell’Energia, e Nkosazana Dlamini Zuma, attuale Ministro degli Esteri.

In Zambia potrebbe essere candidata Edith Nawakwi. In Tanzania sette donne sono a capo di altrettanti ministeri tra cui quelli di Finanze, Giustizia e Istruzione. In Etiopia molte sono le Ambasciatrici nella diplomazia con sede nelle più prestigiose Capitali europee. Il Ministro della Cultura è una donna.

Nascono ovunque Associazioni in difesa delle donne che non intendono più essere represse da ataviche culture per loro ormai sorpassate.

Fioriscono in Africa e fuori in seno alle dispore che si sono costituite all’estero, un numero crescente di donne con qualifiche di scrittrici, artiste pittrici, ingegneri, architetti e che si distinguono in ogni sorta di esercizio sociale. Fioriscono in Africa società civili presenziate dalle donne.   

Le donne africane impegnano tutte le loro energie in maniera intelligente e pratico, così come la loro creatività in ogni campo della vita della società e ne sono l’anima stessa. Il loro impegno è totale e sempre carico di entusiasmo.La donna è custode e protettrice dei valori della società che sono patrimonio della loro identità.

Un rapporto profondo tra le donne africane e quelle europee è auspicabile in quanto può portare frutti insospettati di profondo riconoscimento e di crescita per entrambi.

Le donne africane operano nel loro ambito modesto o meno, usando i loro valori ancestrali e sono propense all’ascolto e all’accoglienza e il sorriso e la buona volontà nell’operare sono sempre presenti, qualità umane queste da non sottovalutare. La donna in Africa ha un ruolo preponderante della società in quanto tiene in piedi il focolare e provvede alla sopravvivenza della famiglia di fronte alle difficoltà sempre più incalzanti e gravose che si manifestano nel campo umanitario.

Malgrado che vi sono problemi immensi di malattie e di guerre fratricide, ferve negli animi una capacità di ripresa e di voglia di adempiere cose concrete e ciò lo si riscontra sopratutto nelle donne che hanno la forza di decisione e adottano iniziative pratiche.

Oggi in Africa i tempi sono maturi per la donna di prendere in mano il suo destino e quello della sua comunità. La condizione femminile stà cambiando e prendendo una conformazione sempre più ampia. Le donne lottano per i loro ideali e non si arrendono e procedono verso conquiste sociali e umane, in quanto hanno capito che alla base di ogni conquista c’è l’istruzione, elemento indispensabile per crescere.

Per terminare bisogna prendere atto che vi è un risveglio di coscienza nei popoli africano consci che sia necessario fare una politica che consenta di attingere alla ricchissime risorse naturali. Si devono creare i presupposti a questo ambizioso fine.

Martha Nassibou, presentazione alla Mediateca San Lazzaro, Bologna, 7 gennaio 2007

Monday, July 01, 2013

Le mie impressioni sulla città di Torino



 Torino è sempre stata una città che ha attratto la mia curiosità per essere stata spesso nominata, nel lontano periodo degli anni trenta quando avevo poco più di quattro anni, nientemeno che in Etiopia in casa di mio padre , dignitario e  condottiero sotto l’impero d’Etiopia, il degiac Nassibou Zamanuel al quale apparteneva una Fiat nera fiammante fabbricata si diceva in Italia nella città di Torino, questo in un periodo che esistevano pochissime automobili nel paese.

Il nome di questa città veniva nominato periodicamente quando la splendida Fiat nera suscitava l’invidia di molti dignitari nella società etiopica.  Per questa ragione il mio rapporto con Torino cominciava con l’ immaginarla come una città magica dove si producono automobili così belle.

Questo fu il primo fattore  che ha introdotto nella mia vita il fascino della città di Torino.

La seconda occasione che mi ha consentito di andare a Torino nel 2000, dove ho potuto ammirare in un tempo brevissimo i suoi monumenti, l’impareggiabile Museo Egizio e la Mole Antonelliana, è stato quando decisi di scrivere le mie memorie nel libro « Memorie di una principessa etiope »,  pubblicato dalla Neri Pozza.

In quest’occasione mi sono recata dal famoso storico, il più grande esperto della storia d’Etiopia, Angelo Del Boca, per farmi consigliare e illuminare per scrivere il libro.


Professor Angelo del Boca et Martha Nassibou


La terza occasione nella quale Torino mi accolse a braccia aperte , fù per il prestigioso evento del Convegno Premio Grinzane Cavour il 19-20 gennaio 2007, dove ebbi l’onore di essere una delle conferenziere.

Devo a questa meravigliosa città il mio attaccamento e la mia riconoscenza.

Martha Nassibou con il Professor Angelo del Boca e il Dott.  Matteo Dominioni a Torino,
al Premio Grinzane Cavour 2007




Martha Nassibou, Angelo del Boca ed altri partecipanti al Premio Grinzane Cavour

Tuesday, December 04, 2012

Martha Nassibou Memoirs 3rd edition published !

E' uscita la terza edizione di Memorie di una principessa etiope. 
Ringrazio di cuore tutti i  miei lettori ! 

Si trova  su internet 
IBS.it   e nelle librerie in tutta Italia.


Online: http://www.ibs.it/code/9788865591000/nasibugrave/memorie-una-principessa.html

Synopsis (text in English below)

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso il Ghebì, il palazzo del nobile Nasibù Zamanuel svetta sontuoso nel centro di Addis Abeba. Circondato da un parco di cinquantamila metri, con alberi di alto fusto e piante ornamentali fatte giungere da ogni parte del mondo, il Ghebì è composto da un’infinità di camere, elegantemente arredate con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, porcellane di Sèvre, immensi arazzi di Beauvais. Ottanta maggiordomi, domestici, cuochi e giardinieri provvedono alla cura della casa, sotto lo sguardo vigile del degiac Nasibù, bello come un dio con i suoi 185 centimetri di statura, il fisico da atleta, il volto attraente e sereno, le sgargianti divise da generale. Nella vita del degiac, tutto sembra tingersi di prodigioso e fiabesco: da come ha impalmato la giovanissima Atzede Mariam Babitcheff dopo una gara sfrenata nell’ippodromo di Janehoj-meda alla presenza del reggente, ras Tafari Maconnen, a come l’ha condotta in pellegrinaggio in cima al monte Managhescia, dove il santo eremita Abba Wolde Mariam ha predetto alla sposa la nascita di ben cinque figli. Un giorno di ottobre del 1935, tuttavia, la bella fiabatermina bruscamente. Per ordine di Benito Mussolini, le forze armate italiane invadono l’Etiopia da nord al sud, senza alcuna dichiarazione di guerra. Il degiac Nasibù combatte valorosamente per difendere la sua civiltà, quell’antica civiltà coptortodossa che fa dell’Etiopia una terra cristiana nel cuore dell’Africa. Le forze sono però troppo impari, e il conflitto segna la fine dell’Impero d’Etiopia e dello splendore dei Nasibù. Il 21 giugno del 1936, è arrestato Ivan Babitcheff, il suocero di Nasibù. Il 19 ottobre, il degiac si spegne in una clinica di Davos. Nei mesi successivi tutti i Nasibù sono costretti all’esilio. A più di sessant’anni dagli avvenimenti,Martha Nasibù, figlia del degiac Nasibù, racconta l’incredibile vicenda della sua famiglia condotta in Italia sul finire del 1936 e mantenuta in cattività sino all’agosto del 1944. Otto anni di esilio nei luoghi di «villeggiatura» di Mussolini. Otto anni di esilio per la sola colpa di essere moglie e figli del degiac Nasibù Zamanuel, che si era comportato in guerra con estrema correttezza, non certo ricambiata dal «viceré» Rodolfo Graziani. Preziosa testimonianza storica, il libro illumina il mondo dell’aristocrazia etopica «in bilico fra le suggestive eredità del feudalesimo e le forti aspirazioni alla modernità» (Angelo Del Boca).

Wednesday, August 29, 2007

Book review and synopsis by Historian Angelo del Boca

Memorie di una principessa etiope
by Martha Nassibou


"A marvelous book that takes us into a world that is completely unknown to us westerners, the complex world of the Ethiopian aristocracy of the 20s and 30s."

In the beginning of the 1930’s, in the last century, the sumptuous palace (Guebi) of the noble Nassibou Zamanuel stood in the centre of the Ethiopian capital, Addis Ababa. It was surrounded by a fifty-thousand square meter park, adorned with tall trees and ornamental plants imported from all over the world. The Guebi consisted of dozens of room elegantly furnish with Louis XVI and Chippendale furniture, Sevres china and immense tapestries from Beauvais. There were some eighty butlers, domestics, cooks and gardeners assigned to the care of the palace, working under the watchful eye of Dejazmatch Nassibou, who was divinely handsome in his dazzling general’s uniform - six feet tall, with an athletic figure, attractive and serene features.

In the life of the Dejatch, all seemed exceptional and like a fairy-tale: from the time he conquered the heart of the young Atzede Mariam Babitcheff in the presence of the Regent, Ras Tafari Makonnen, following a breath-taking race at the Imperial Race Course; to the time he took her on a pilgrimage to the top of Mount Menagesha, where the hermit-saint, Wolde Mariam, foresaw the birth of five children to the bride.

On October day in 1935, however, the lovely fairy tale came to an abrupt end. By order of Benito Mussolini, the Italian forces began the invasion of Ethiopia from North to South, without a declaration of war. Dejatch Nassibou fought with valour to defend his culture, the ancient Coptic-orthodox civilization which made of Ethiopia a Christian land in the heart of Africa. The forces however are far too disparate, and the conflict will spell the end of the Ethiopian Empire and of the splendour of the Nassibous.

On 21 June 1936, Ivan Babitcheff, father-in-law of Dejatch Nassibou, was arrested. On 19 October, the Dejatch dies in a clinic in Davos, Switzerland. In the months that follow, all the Nassibou family are forced into exile.

More than sixty years after these events, Martha Nassibou, daughter of the Dejazmatch, tells the tale of the incredible journey of her family, exiled in Italy from the end of 1936 until August 1944. Eight years of exile in the “vacation resorts” of Mussolini, only for being the wife and children of Dejatch Nassibou Zamanuel, who had conducted himself with extreme correctness in war, an attitude certainly not reciprocated by Viceroy Rodolfo Graziani.

A valuable historic testimony, the book sheds light on the world of that Ethiopian aristocracy, “juggling between the wish to preserve their feudal heritage and a powerful longing for modernity”

Sunday, March 18, 2007

Recenzione del Presidente Olivia Piro, Associazione Il Sole, ONG ONLUS

"Grazie per questa perla letteraria che ci ha offerto permettendo anche a coloro che non conoscono la Sua Terra di apprenderne la nobiltà ed il valore."

Monday, March 12, 2007

Recensione di Laura Monachesi

Cara Martha,

un ringraziamento per la preziosa lettura del suo libro "Memorie di una principessa etiope" che con magistrale leggerezza fa ripercorrere un periodo storico triste per gli uomini di qualsiasi razza e posizione, ma anche per la conoscenza di un popolo raffinato e fiero al quale Lei appartiene e mette in risalto le abitudini, le ansie, le gioie e i dolori di un mondo sconosciuto ma così vicino a tutti coloro che abbiano gli stessi sentimenti.

Con amicizia

Laura Monachesi

Sunday, March 04, 2007

Giorgio Merlini, compagno di giochi Firenze 1942-44

Cari lettori,

Non finirò ancora di stupirvi se vi racconto che un giorno mi è giunto un plico con una lettera e molte fotografie e subito ha avuto luogo la magia che mi riporta, andando indietro nel tempo, un nome e un’identità si affaccia e si dichiara :

"Sono Giorgio Merlini il vostro compagno di giochi nella Firenze del 1942-44. Sono quello che manca all’appello nel tuo libro quando la seconda guerra mondiale attanagliava dalla fame e dalla paura la popolazione italiana."

Le parole di Giorgio sgorgano così dal suo cuore, dopo che io fremendo dall’emozione gli avevo telefonato :

"Ciao Martha, mi è venuto un tonfo al cuore l’altro ieri a sentire la tua voce : Il tempo mi è sembrato fermarsi a qualche decennio fa, anche se 64 anni sono niente di fronte l’eternità ! Nel tuo libro ho letto con commossa partecipazione la tua storia, che già conoscevo direttamente tramite tua Madre Atzede. Tante volte in questi anni ho tentato di entrare in contatto con Voi perchè mi ero affezionato e tenevo veramente alla Vostra Amicizia ; spesso ho benedetto la sorte che mi aveva dato il privilegio di conoscere da vicino un mondo di sogno che a 14/15 anni incide indelebilmente…A me interessava ascoltare tua Madre quando narrava l’incredibile realtà romanzesca che aveva dovuto subire con tutti voi ragazzi e che continuava…Ricordo che un giorno, tornando da scuola, la incontrai sul Ponte Vecchio con una borsa da spesa colma di cavolo ed altre verdure.. Ebbene, anche in questa quotidianità, aveva il portamento di una Regina
che io ammiravo tanto. "

Continua ancora l’emozionante racconto di ricordi di Giorgio :

"Quanti ricordi si sovrappongono nella memoria ! Mio padre ed in particolare lo Zio Guido erano onorati della Vostra conoscenza e presero a cuore la vostra situazione cercando con ogni mezzo di rendere meno angosciosi i vostri soggiorni a Firenze."

Giorgio Merlini, oggi architetto in pensione , colma il vuoto che dal labirinto nel profondo abisso la memoria teneva segregato e mi aveva negato il nome di questa generosa famiglia italiana che ha contribuito alla nostra soppravvivenza in quel periodo buio della seconda guerra mondiale.

Sunday, October 22, 2006

Quel che scrivevo in prima media

Ai miei cari lettori,

Desidero confidarvi e raccontarvi una storia, ma sarete poi Voi a giudicare se ne valeva la pena.Il mio libro « Memorie di una principessa etiope » mi restituisce lembi di memoria dimenticati, che sembravano per sempre perduti nella valle dell’oblio, per mezzo di nuove testimonianze che mi sono giunte attraverso i messaggi elettronici di coloro che hanno letto il mio libro.

Ecco che riaffiora dai meandri della memoria il più dolce dei ricordi. Marco, un mio lettore mi rivela una notizia incredibile ! La sua Zia Sofia era la mia insegnante di 1° media nel Collegio del Sacro Cuore a Firenze nel 1940. Sofia ha letto il mio libro tutto d’un fiato sconvolta dall’emozione di avermi trovata dopo sessanta quattro anni. Potete immaginare l’impatto che una notizia come questa può suscitare : prima l’incredulità, poi l’esplosione di una gioia immensa.



Sofia ha oggi 91 anni, una mente lucida e una grande capacità di ricordare episodi avvenuti lontano nel tempo.-«Martha, Martha cara, cara…» mi ripete la sua voce dolce e commossa che risuona calorosa all’altro lato del telefono. «Tu eri una bambina intelligente, audace, sensibile e quale ti ho descritta nel mio libro "Sofia e famiglia". Una ridda di inesplicabili emozioni traboccano e lacrime di gioia bagnano il mio viso. Sofia continua « Eravate con tua sorella Amaretch due bambine deliziose e vi descrivo così nel mio libro: Martha la minore, era assai intelligente e i suoi occhi vivacissimi manifestavano una grande gioia interiore, Amaretch aveva un viso dolcissimo ed occhi languidi e malinconici. Martha, con i suoi racconti di terre a noi lontane, riusciva ad ipnotizzare tutta la classe, me compresa. Narrava di uomini strani che adoravano grandi alberi, intorno ai quali cantavano e danzavano, dopo aver offerto ad essi monili e doni varii… Quando andavo a trovare la loro mamma, il fratellino, appena mi vedeva, cominciava a gridare : Mamma, mamma, c’è la «proferossessa», e la cameriera, Enkoyé,correva a preparare il carcadé.»




Pochi giorni dopo mi giunge graditissima una lettera di Sofia: «Cara Martha, questo tuo libro mi ha reso note tante cose che non sapevo. Ho conosciuto le meravigliose persone del tuo papà e della mamma, la loro forza morale, il loro coraggio nelle vicende della vita e la grande continua fiducia nella Provvidenza. Non conoscevo poi le numerose e dolorose peripezie del vostro lungo esilio e peregrinare per volontà altrui. Il libro lo ha letto ora mia nipote Silvia, alla quale è piaciuto moltissimo e pensa di adottarlo come libro di «narrativa», nella sua classe di terza media, dove insegna…». Così termina la lettera di Sofia, lasciandomi immersa in un fiume di lacrime.

Alcuni giorni dopo mi giunge, inviatomi da Sofia il suo libro e la Rivista quadrimestrale delle ex-alunne liceali del Collegio del Sacro Cuore di Firenze, nel quale esse scrivono le loro impressioni, intitolato «Lumen et vinculum» del 1940 e in questa rivista scopro con stupore un articolo di Cronache sulle attività del Collegio scritto da me, privilegio eccezionale concesso per una delle piccole allieve di prima Media. Desidero trascriverlo per intero, e spero sia gradito ai miei cari lettori che hanno seguito il corso della mia infanzia, poichè in questo testo vi si può trovare lo stesso spirito e le stesse impressioni, ciò che lo renderebbe perfettamente compatibile con le descrizioni che ci sono nel mio attuale libro. Un dono che mi restituisce il mio libro « Memorie di una principessa etiope» con il filo d’oro che si dipana e volteggia leggero e scintillante attraverso l’etere per giungere a me come per magia, promessa di altri episodi che forse mi svelerà.


FIRENZE 1940 - Collegio del Sacro Cuore

Per caso – proprio per caso – ho saputo che tre volte all’anno una bambina è incaricata di scrivere la “Cronaca“ da stampare in Lumen et Vinculum, ed ho subito pensato: “Questa volta chiederò di farla io!” Audacia! Presunzione! Temerarietà! diranno le grandi. Eppure io mantengo il mio proposito : chiedo….ed ottengo. Come sono felice !- Ma come mai un’idea simile ? - mi domanderete. Ed io ho pronta la risposta che, del resto, tutte indovinereste, se sapeste che io sono un’alunna della prima classe della scuola Media. Oh, non è questa «la Classe delle Cronache ?» Dunque spetta a me, o a qualcuna delle mie compagne a far la cronaca : ragiono, sì o no ?- Ci rincresce tanto tanto, care sorelle maggiori, di privarvi di un compito così onorifico e gradito; ma voi – ne siamo sicure – sarete tanto buone, da lasciare a noi il campo, ed anche – lo vogliamo dire prima per non farvi avere troppe sorprese - da scusare e compatire, se non sapremo esprimerci bene. Perchè, vedete, noi non conosciamo, come voi, tante parolone: alle volte – credereste ? – restiamo confuse perfino dinanzi a parole semplici e non sappiamo proprio spiegare.

Fortuna che abbiamo una Signorina buona e paziente che non fa le meraviglie, ma invece ci aiuta a capire ! Sì, è proprio buona la nostra Signorina ed a lei dobbiamo di saper far le Cronache, e quindi questa Cronaca.- Dunque, io incomincio, e voi, poi, se troverete qualche cosa che non va, chiuderete o un occhio solo o tutti e due ; ma io vi assicuro che intanto aprirete il vostro cuore e siccome anche il cuore vede, voi vi accorgerete che anche le bimbe che hanno appena lasciato le elementari sono capaci di pensieri buoni e seri. Questi pensieri ci porteranno a diventere un giorno delle vere bambine del Sacro Cuore, quali ci desiderano le nostre buone Madri.- Dopo questa lunga introduzione, io prendo il mio quaderno e scelgo qua e là qualche pagina più significativa da copiare.

Ma…aspettate, voglio prima narrarvi la mia prima visita al Poggetto.- Io già conoscevo molto bene il Sacro cuore, quando giunsi nell’estate a Firenze, perchè già vi avevo trascorso un anno a Napoli. Fu grande la mia gioia, quando la mamma mi condusse quassù.- Arrivate al cancello, attraversammo con la veloce macchina un bel viale. Quante piante ! quanti fiori ! e che belle farfalle ! L’ansia di trovarmi in collegio cresceva in me. Ad un tratto un gran fabbricato comparve dinanzi ai miei occhi curiosi: era proprio il Sacro Cuore. Scesi dall’automobile e con la mamma e la mia sorellina Amaretche fui introdotta in un salone, dove, pochi minuti dopo, venne la Maestra Generale che mi accompagnò dalle bambine. Che festosa accoglienza mi fecero ! io ero felice.- Ormai è già passato qualche tempo da che venni in collegio: mi trovo molto bene; le Madri sono buone con me ed anche le compagne. La mia insegnante è molto buona ; una settimana mi ha premiata, dandomi la medaglia : era il mio grande desiderio ! - In questo Istituto c’è una Cappella che mi piace molto : in essa Gesù accoglie con amore quelli che vengono a fargli una visitina. Entrando in Chiesa, io prego sempre con raccoglimento, perchè so che il Signore mi vede, mi ascolta e mi benedice.

16 ottobre.- Oggi ci è stata l’inaugurazione dell’anno scolastico. La sala era piena di bambine antiche felici di rivedere, dopo un lungo anno di assenza, la Reverenda Madre Vicaria, e di bambine nuove, liete di presentarsi a lei. La Reverenda Madre ci ha raccomandato di essere buone e di mostrarci sempre contente di tutto. A me sembra che questo non sarà difficile.Poi, dopo la Santa Messa, siamo tornate in sala, dove un Professore ha fatto un bel discorso, che io non sono capace di ripetere qui. E così l‘anno scolastico è iniziato.

26 ottobre.- Oggi ho assistito con grande piacere alla premiazione. Le bambine erano vestite di bianco e la sala era ornata di piante e fiori. Una Madonnina tanto bella sorrideva a tutti. Molte delle mie compagne hanno ricevuto attestati e corone ; ma premi veri no, perchè li hanno sacrificati, per offrire l’equivalente in danaro all’Eminenza l’Arcivescovo di Firenze, per i suoi poveri e specialmente per le famiglie dei richiamati.In ultimo l’Abate Mitrato di Santa Trinità ha fatto un bel discorso, rallegrandosi con tutte le bambine che hanno la fortuna di essere educate al Sacro Cuore. Io l’ho ascoltato col desiderio di aver molti premi, alla fine dell’anno. Tutte siamo poi andate in Cappella ed abbiamo cantato il Magnificat. Oh come mi son sembrate belle tutte quelle bambine col velo bianco e la corona sul capo ! era proprio una magnifica visione !

27 ottobre.- Oggi le Madri e le compagne hanno festeggiato le bambine nuove, ossia quelle che passano il primo anno al Poggetto. Quante belle sorprese ! Quanti giuochi ! Quanti regalini ! Perfino una rappresentazione : Cappuccetto Rosso dopo aver ricevuto il cappuccio rosso dalla mamma, si è incamminato verso la foresta : lì ha trovato una Fata, che gli ha dato tante rose, dicendogli di portarle alle bambine nuove. Cappuccetto rosso, giunto tra noi, ha tratto dal suo panierino dei biglietti con gentili pensieri. Oh, non ho mai passato una così lieta giornata !
21 novembre.- Oggi sono 140 anni che la Santa Madre Barat fondò l’Istituto del Sacro Cuore ; dunque è giorno di gran festa per Maria Bambina, che a tre anni va al Tempio, ossia quasi in collegio, e per noi. È festa specialmente per le piccole, che hanno fatto una rappresentazione ; sono state invitate tutte la compagne che hanno avuto il “benissimo” in questa settimana. Le più grandine, sedute in semicerchio, parlavano tra loro. Ad un certo punto, ecco apparire tanti angioletti, e Maria Bambina. Che bella scenetta ! Che grazioso dialogo ! A me pareva di stare in Paradiso ! Ora voglio più bene alla Madonnina e desidero d’imitarla, in questi anni di educazione al Sacro Cuore.

8 dicembre.- Ho trascorso nella gioia questa giornata di grande festa. Quel che più mi è piaciuto, è stata la Processione dei Gigli, e il momento più bello della giornata è stato per me quello in cui ho offerto il mio giglio alla Madonna. Io, in quel momento, non pensavo che a Lei e Le raccomandavo di custodire sempre il giglio del mio cuore, perchè non sia mai macchiato. Mi ricordavo poi tutte la cose che la Reverenda Madre ci aveva dette il giorno prima per prepararci alla festa e vedevo coi miei occhi la Madonna tutta bella, tutta pura, vestita di bianco, con la fascia azzurra, le mani giunte, gli occhi al Cielo… Com’era bella ! Quando poi la Reverenda Madre ha preso il mio giglio, io ho creduto che fosse la Madonna. Oh, allora io ho pensato di essere in Paradiso tra gli angioletti… Oh se fosse stato vero! Ma sarà vero più tardi, quando la Madonna mi renderà il mio giglio sempre candido e sempre puro, ed io, insieme con Lei, mi troverò vicina a Gesù!

Martha Nassibou, alunna della Classe I della Scuola Media

Thursday, September 14, 2006

Quando l'amicizia naviga su internet

Chi me l'avrebbe detto che l'aver scritto e pubblicato un libro, per l'esattezza "Memorie di una principessa etiope" mi avrebbe immersa in un universo straordinario, nel quale mi sono trovata proiettata attraverso la rivoluzionaria invenzione del compiuter?

Questo oggetto tecnologico che merita la definizione di "magico" ti porta nei luoghi più sconosciuti del pianeta e più lontano ancora è capace di catapultarti nell'Universo scientificamente esplorato, nello spazio infinito tra stelle e pianeti, galassie e buchi neri, sonde lanciate nel cosmo e volteggiare con esse nel silenzio dell'immensità.

Ecco come proiettata nell'Universo virtuale sono fiorite tante nuove amicizie. Nella solitudine del mio piccolo mondo, quello della mia stanza dove scrivo e dipingo, la scrivania trabocca di appunti, di libri e di fogli bianchi da riempire, e io mi avvio ogni giorno con trepidazione per consultare la mia posta elettronica ed ecco che il topo mi mette all'istante in comunicazione con i miei numerosi lettori che mi scrivono da ogni dove. Lo scambio istantaneo dei messaggi sorprende e sono travolta in ridde di emozioni, di gratificazioni, di lusinghe, di consensi, e l'invio di tanto tanto affetto.

Si creano così in questo Universo virtuale delle amicizie che hanno un sapore diverso da quello dell' amicizia che uno trova nel consueto evolversi del quotidiano della nostra attività sociale o puramente in incontri casuali, quando condizionati dalle influenze convenzionali si tende inconsciamente a essere analitici verso la persona che abbiamo di fronte e con la quale vogliamo stringere un patto di amicizia. Simpatia? antipatia? tutto si appesantisce.

L'amicizia acquisita per mezzo dell'etere è vissuta nella maniera la più pura, e cristallina che l'animo umano è in grado di esprimere. Scevra dagli orpelli convenzionali, da limitazioni di ogni genere, si esprime con sincerità e allegrezza, paragonabile a una chiara fontana dalla quale sgorgano sentimenti che sono ricchezza dello spirito. Subentra un senso di amicizia dolce da respirare, dove ostacoli, inghippi sono esclusi, ma come un'onda di sottili sentimenti pervade e naviga tra le righe scritte con sfumature poetiche e eccitanti allo stesso tempo. E di chi stà dall'altra parte , lontano mille miglia, non conosci il volto. Ma ecco che piano piano si profila il contorno della sua amicizia della quale ti prodiga e tu ricambi nella stessa maniera.

In questo strordinario universo tutto si basa sulla fantasia: la virgola ti lascia lo spazio per emettere un sospiro, il punto esclamativo invigorisce la parola scritta nel suo intimo significato. Mentre le dita scorrono sulla tastiera si può sognare a occhi aperti del mondo lontano che appartiene alla persona eletta dietro il piccolo schermo del compiuter.
L'oggetto "magico" dove nascono i sogni, creatore di infiniti sensazioni. Tuttavia il mio libro rimane sempre il punto di riferimento, il pensiero che rafforza l'amicizia dietro le note di una sinfonia silente che si diffonde nell'etere e dove fioriscono le più belle amicizie.

Sunday, May 28, 2006

Come si realizzò il mio sogno…


Com’è vero quando si dice che un sogno, se constantemente richiamato alla mente e nutrito da un forte desiderio e con l’aggiunta di tanta passione, quasi sempre si realizza.

È seguendo questo filosofico criterio che il progetto di scrivere le mie memorie si formò, traendo dai miei ricordi più lontani e portando alla superficie una storia che man mano prese a palpitare di esperienze vissute in un lontano periodo storico, quello degli anni Venti e Trenta sino al 1945 che vide coinvolto il mio paese l’Ethiopia con una guerra di aggressione fascista nel 1935/36,che causò lo stravolgimento della mia felice infanzia e cambiò il corso della mia vita.

Fù determinante il supporto e l’incoraggiamento che ebbi dai miei figli, quando durante le vacanze natalizie o altre ricorrenze raccontavo loro gli eventi eroici che condusse il loro nonno, mio padre il dejazmatch Nassibou Zamanuel, e il modo di vita nella quale si evolveva l’aristocrazia feudale etiopica.

Essi ascoltavano con passione questa affascinante storia. Si stupivano intorno alle descrizioni che facevo loro degli sgargianti costumi, sontuosamente ricamati d’oro e delle vaporose toghe di candida garza che vestivano l’aristocrazia e il Clero della Chiesa copto-ortodossa etiopica. Tutto appariva loro come se si trattasse di una fantastica fiaba e mi chiesero con determinazione di fare un libro sullo splendore del più antico e misterioso impero, conosciuto da pochi nel mondo occidentale.

Così la storia della mia vita ebbe una gestazione in due tempi : prima nacque nell’anima e poi si manifestò nel cuore e nella mente, e da questo il racconto si dispiegò dalla mia penna come un inarrestabile flusso di ricordi e la storia prese vita arricchita dalla stupefacente atmosfera del mio paese l’Etiopia.

Si compì infine un’alchimia che trasformò le mie memorie in quel che è stato definito come un libro « meraviglioso ».

Il libro « Memorie di una principessa etiope » è pubblicato dalla Neri Pozza Editore, Casa Editrice basata a Milano e Vicenza. Attualmente il libro è stampato in italiano, ma più tardi sarà tradotto in francese e in inglese.

Trovate il libro sul sito della Neri Pozza

Visitate il mio sito www.marthanassibou.com