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Monday, June 30, 2014

Recensione di Agostino Oliveti - ..commovente e straordinario libro di memorie

Woizero Atzede Babitcheff e
Degiac' Nassibou Zamanuel,
i genitori di Martha
"Un’agiata e nobile famiglia Etiope e’ travolta da due gravi avvenimenti: la guerra Italo-etiopica nel 1935 e la Seconda Guerra mondiale. L’occupazione del paese e la tragica morte delle persone care costringono la madre della protagonista ad affrontare con determinazione l’esilio e, purtroppo, vivere situazioni drammatiche in un’Europa dilaniata dalla guerra. Un unico pensiero e’ importante per lei. Un solo obiettivo e’ perseguito con tenacia, superando, a volte, anche gli incidenti che le leggi razziali le procuravano: l’istruzione dei figli!. La grande fede e la dterminazione della Signora Atzede sono intensamente sentite nella vicenda che tesse, a mio avviso, la lode di questa madre meravigliosa.

Libro da leggere, consigliato perche’ descrive, dato che e’ vissuta in prima persona, la vita di palazzo in epoca feudale. Ci narra, con particolari inediti, gli usi e i costumi di questa antica civiltà, con il suo corollario di tradizioni millenarie.

La Principessa riesce a farci vivere i suoi momenti spensierati e sereni, i giochi con i fratelli che si svolgevano nel grande ghebbi’ di Addis Abeba, ci fanno ammirare soprattutto la sua devozione per le consuetudini e sottolinea quanto rispetto ci fosse nel rapporto tra figli e genitori.

La storia si sviluppa senza odio né atteggiamenti vendicativi nei confronti di chi ha causato tanto dolore. L’autrice ricorda piuttosto le amicizie Italiane, il bene ricevuto, l’amore delle persone che l’hanno aiutate nei momenti difficili del loro esilio.

Il libro della Principessa Nasibu aggiunge altresì un prezioso tassello alla storia coloniale Italiana, perche’ gli eventi sono narrati da un osservatorio unico ed autentico. Lo raccomando perche’ sono certo che piacerà allo storico e fara’ capire, specialmente ai giovani, che la civiltà non e’ solo benessere ma anche e soprattutto dignità."

Agostino Oliveti

Monday, June 16, 2014

"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014



 
"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014
 
I recently made this is a portrait of my nephew.  I wanted to capture his gaze which is determined and dreaming at the same time, reflecting his strength of character and the capacity to have a strong vision in life.

Saturday, March 22, 2014

"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004



"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004.  

This painting  was commissioned by an Ethiopian lady, dedicated to her  son on an important occasion. It now belongs to this family's collection.

The girls on the painting are a symbol of the beauty, dynamism and generosity of the People of Harrar. There is a transcendent luminosity in the main figure, synthesis of magnitude.

Wednesday, February 26, 2014

Gli occhi parlano

Les yeux parlent
 
Prise de conscience que d’avoir des yeux,
Fenêtres ouvertes vers les cieux
sans cesse émerveillés
lorsqu’un trait de lumière
baigne la nature qui s’éveille.
 
Les yeux ouverts sur le monde
dévoilent l’âme profonde
d’un regard amoureux
qui s’embrase de feu.
 
Tantôt des yeux malins
scrutant l’âme du voisin,
tantôt doux, fascinants
élargissent aux amants
l’hardiesse aux regard
lors d’un destin hagard.
 
Des yeux pleurent au matin
quand tout est jouissance,
des yeux pleurent de chagrin
quand tout n’est que souffrance.




Martha Nassibou le 28 novembre 2004

Poesia a un amico speciale

Con un libro in mano…

 
Lassù nel cielo brilla il sole
Fasciate d’oro danzano le nuvole,
Echeggiano i gridi di un gabbiano,
E io volo con un libro in mano.

Un Angelo mi condusse
Nel giardino della magia
Mi prese per mano
E mi fece volar via,
Sù sù nel ciel di fantasia
Dove la vita è frenesia.

L’Angelo mi svelò l’arcano,
Mi prese per mano
E mi insegnò a volare
Verso la Stella Polare
Con un libro in mano
Nei cieli del gabbiano.


                                                                    
Martha Nassibou  Perpignan il 7 gennaio 2006


Dedicato a Angelo del Boca

Tuesday, February 25, 2014

La Tradizione, la cultura e la Letteratura antica e moderna dell’Ethiopia



Discorso presentato al  Premio Grinzane Cavour, il 19/ 20 gennaio 2007,   Torino


Convegno « Il deserto e dopo » ,  LA LETTERATURA AFRICANA DALL’ORALITÀ ALLA PAROLA SCRITTA


Un breve cenno sulle origini, la Tradizione, la cultura e la Letteratura antica e moderna dell’Ethiopia.


Signor Presidente, Illustrissimi Docenti
Signore e Signori,

mi è grata l’occasione di questo Convegno, al quale ho l’onore di partecipare,  e che si delinea nel solco di un rafforzato interesse per la Letteratura nei paesi Sub-Sahariani, per  svolgere il tracciato sulle origini e sull’antica tradizione del mio Paese e quindi sulle espressioni culturali di base senza le quali non sarebbero scaturite le rimarchevoli opere letterarie antiche e contemporanee dell’Etiopia.

Ringrazio l’Illustrissimo dott. Giuliano Soria, presidente del prestigioso Premio Grinzane Cavour, per avermi onorata con un invito a partecipare a questo importante evento.

Desidero innanzitutto puntualizzare, se me lo consentite, per la varietà dei contenuti da trattare e non essendo io una specialista in questo campo così vasto da abbracciare la storia della letteratura etiopica, che risale ad approssimativamente a duemilla anni or sono, ho dovuto raccogliere tutto il mio coraggio ed ho con desiderio e umiltà accettato di intervenire concretamente con un mio esposto.
Poichè coraggio senza umiltà non è che folle temerarietà, chiedo in questa sede la Vostra comprensione e mi assumo di presentare in brevi linee, nel miglior modo possibile, l’impegnativo compito di sgranare una successione di eventi che si sono prottratti attraverso la pluri-millenaria storia dell’Etiopia, nel corso della quale la letteratura religiosa ha rivestito un considerevole significato culturale, unico e non paragonabile ad altre realtà socio-religiose.

In qualche misura questa mia rievocazione storica della cultura letteraria etiopica alla presenza di Illustri Docenti, in un contesto come quello del Premio Grinzane Cavour che ha risonanza internazionale, la sento un po’ come l’occasione suprema per onorare la volontà di mio padre il degiac Nasibù Zamanuel,vale a dire, quando ancora bambina con i miei fratelli, ci esortava, come lascito morale, ad amare e difendere con ogni mezzo la dignità e la Tradizione della nostra amata Patria l’Etiopia.

L’Etiopia, dunque, è uno dei più antichi e misteriosi imperi, arroccato su un altopiano in paesaggi infiniti, che trae le sue origini nell’Arabia Felice dei regni dei Sabei, e che costituì il regno di Axum nel 900 A.C., la cui civilizzazione fu ritenuta una delle cinque più grandi potenze del Medio-Oriente di quell’epoca. Il mito delle origini ci porta alla leggenda del Re Salomone e della Regina di Saba del Regno dei Sabei, e pur questo lo si può considerare un tema letterario. La lingua scritta della Sabea fu introdotta ufficialmente nell’impero di Axum nel IV secolo D.C. dove inizialmente apparve sugli steli delle vittorie dei re, poi sulle monete e così la lingua Ghe’ez apparve nell’insegnamento della liturgia e teologia.

Il Ghe’ez linguaggio antico dell’Etiopia, affonda le sue radici nell’aramaico ed è una lingua usata nella liturgia e nella teologia orale e scritta ed ha affinità liguistiche con l’ebraico e l’arabo.

La civilizzazione etiopica risale a quella axumita che si è spesso incrociata con quelle dell’Egitto Faraonico e del Regno d’Israele e successivamente con la Tradizione cristiana ; ed è sotto quest’ultimo aspetto un crogiuolo di antiche tradizioni, conservatorio di valori spirituali.
L’Etiopia è stata cristianizzata nel IV secolo D.C. e con la diffusione del cristianesimo Axum fu designata Città Santa e emersero i grandi Monasteri come a nord del paese i monasteri di Debre-Damo e Debre-Bizan, a sud il Monastero di Santo Stefano sul Lago Haik, Birbir-Mariam a sud del Lago Abay, detentori tutti di un’intensa religiosità,  che diffusero il Cristianesimo e intorno ai quali nascevano Chiese rotonde che hanno a poco a poco preso il posto dei santuari pagani, creando un’unità spirituale forte di un popolo cristiano inclìne  ad una austerità quasi monacale, caratteristica che troviamo anche ai giorni nostri nella maggior parte delle persone.

Il popolo etiope, conosciuto anche come popolo dal « viso bruciato dal Sole », (dal Greco Aithio= bruciato, ops=viso), tra i popoli Sub-Sahariani ha la sua diversità per le caratteristiche proprie derivanti dalla sua Tradizione, Cultura e per la sua pluri-millenaria indipendenza, perduta solo nel secolo scorso per l’aggressione e invasione del Regime Fascista nel 1935- 36 che la occupò per soli cinque anni
.
Veniamo ora alla Letteratura etiopica che è antica quanto il paese stesso. In realtà nell’Etiopia antica, anche se molte espressioni culturali venivano tramandate oralmente, la fertilità della letteratura scritta, ricca di pregi, si è manifestata sopratutto nell’ambito della Chiesa, dove si scrivevano biografie, storie epiche di imperatori, inni religiosi, inni poetici che facevano parte preponderante della letteratura in Ghe’ez. Era consuetudine che Opere voluminose  della letteratura Copta (egizia) e Greca venissero adattate in Ghe’ez.

Il libro « Kebre-Nagast » (La Gloria dei Re) lo si può considerare tra le più importanti opere letterarie della tradizione religiosa etiopica. Fu scritto in Ghe ‘ez  nel IV secolo D.C. da un monaco dal nome di Yeshak, per ordine di Yabkà-Egzì signore dell’Endertà, nel nord del paese.
Nel Kebre-Nagast deriva l’identificazione dell’Etiopia come Nuova Israele e legittima depositaria dell’Alleanza Divina ; inoltre il Kebre-Nagast contiene la descrizione della storia dei re e la Carta delle Istituzioni imperi          ali dell’Etiopia.
In diversi scritti si trovano elementi profetici e libri sacri miniati nel Medioevo etiopico e molti scritti di ispirazione poetica in « ké-né » ( ossia poesie erudite in rime che racchiudono doppi sensi ) che fanno parte del costume etiopico e sono tramandate nelle dimore di tutti i ceti sociali dall’antichità sino ai nostri giorni.
Un’altra interessante notizia riguarda il Libro delle rivelazioni « Romanzo cristiano » attribuito ad Alessandro Magno è, a quanto pare, opera originale etiopica del 14mo secolo.

Nel XIV secolo, sopravviene il regno dell’imperatore Zara-yaqob, eccezionale letterato, famoso per i suoi numerosi scritti Mariani dedicati alla natura divina di Maria Madre di Gesù, il quale ha redatto un’opera di istruzioni teologiche costituendo il più raro monumento del pensiero etiopico. Sotto il suo regno furono redatti molti manoscritti, tanto per citarne alcuni il « Fekré-Melako » (L’amore degli angeli ») scritto ermetico, pieno di poesie. Un altro libro che voglio citare è il « Misteri del Cielo e della Terra » marcato di gnosticismo, e molte opere importanti scritte e miniate con stili di vetrate dai colori profondi e altri a volte stilizzati.

Nel 16mo secolo il monaco Abba Bahrey storico e etnografo scrisse le «Croniche dell’imperatore Sarsa-Denghel » e un’importante opera letteraria « La storia degli Oromo e la loro migrazione » che comprende un’analisi nella quale egli condanna l’inadeguatezza della struttura socio-politica in quel contesto che considerava disastrosa.

Nel 1350 un autore anonimo scriveva un’opera dal titolo « Della conoscenza dei Regni del Prete Gianni", il cui nome era Ab-dessalib o in amarico Ghebre Maskal (il servitore della Croce).
Per i Latini, il Prete Gianni era un imperatore etiope. Il suo impero resta per lungo tempo un paese di sogno per la sua magnificenza. La leggenda del Prete Gianni aggiunge fascino al mistero dell’antico impero etiopico. A lui e ai suoi Regni (aveva dodici Re vassalli) si attribuiscono immense ricchezze che ricordano le « Mille e una notte ». L’Occidente è attratto da questi fantastici racconti. Il primo Sovrano europeo che tentò un contatto con l’imperatore d’Etiopia fu Enrico IV d’Inghilterra nel 1400. In seguito furono i Papi e Alfonso d’Aragona ad avere una fitta corrispondenza con gli imperatori Zara-Yaqob e Baede-Mariam dal 1430 al 1436.

Infine questo breve escursus che ho quì esposto in poche righe, ma che tuttavia abbraccia un po’ tutta la storia dell’antica letteratura etiopica merita, a mio modesto avviso, di favorirne la diffusione che ora si limita ai libri di storia.

Desidero ora soffermarmi brevemente sulla risorgenza della letteratura moderna etiopica che germogliò all’inizio del secolo scorso dove il fantastico irrompe nella creatività dei letterati. Uno dei massimi letterati è stato il Blatten Ghetà Heruy Welde Sellasse (1878 -1939), il quale scrisse tra altri i seguenti libri in amarico :
                       « Wodagié Lebbé » (Amico mio, Cuore mio) nel 1915
                       «  Yelib Hassab » (Il pensiero del cuore : solenne matrimonio       della Luce e di Sion) nel 1923
                        « Addis Alem » (Nuovo Mondo) nel 1924
                        “Enemmà wodajoccène yehem be Sematchew” (Io e i miei amici, poesia di Apparenze attraverso i loro nomi) nel 1927.

Afework Gebre-Yesus scrisse nel 1908 il primo romanzo dal titolo “ Lebb-wolled Tarik” (Storia scaturita dal cuore,) considerata un opera letteraria rara e un capolavoro della letteratura amarica.

Haddis Alemayehu ( 1910-2003) ministro degli Esteri e romanziere scrisse nel 1968 il suo “Fikir iske Mekabir” ( l’Amore sino alla tomba) considerato un classico della letteratura etiopica.


Nonostante il Regime fascista avesse nel 1937 bruciato in massa i libri e trafugato in Italia i manoscritti, oltre che aver decimato quasi tutta l’intellighenzia uscita dalle Università dell’Europa, d’Egitto e del Libano, dopo un drastico arresto della produzione letteraria, gli intellettuali sopravissuti alla strage, una volta l’Etiopia riconquistata nel 1941 dal legittimo imperatore Haile Sellasié I, si sono dovuti ricostituire in uno slancio creativo che ha fatto fiorire una nuova intellighenzia di giovani etiopi.

Tre decenni dopo,nel 1974 venne la Rivoluzione marxista- leninista con l’appoggio e la guida dei sovietici e dei cubani. Anche in questa tragica occasione la letteratura subì un arresto dopo che migliaia di studenti e molti letterati furono massacrati nell’intento di formarne dei nuovi nella dottrina comunista.
Dopo questo ulteriore dramma ci fu il grande esodo di etiopici letterati scampati alla strage. Si costituì all’estero la Diaspora che si installò maggiormente negli Stati Uniti, nel Canadà, nella Gran Bretagna e l’Europa, da cui un fermento intellettuale estremamente stimolante ha dato vita a una fiorente generazione di scrittori, drammaturghi, saggisti, giornalisti, editori, produttori, registi.

Il potere espressivo risorge ancora una volta tra numerosi preminenti intellettuali etiopi, letterati, politici e storici autori di molte opere, romanzi e trattati. Non potendoli citare tutti, mi soffermo soltanto su alcuni, il principe Asfa-Wossen Asserat che ha svolto i suoi studi in Germania, ha scritto un saggio « La storia di Sawa (Ethiopia ) » 1700-1865, secondo l’analisi del Blattengheta Heruy Wolde Sellasse sull’antico manoscritto « Tarika Nagast » (storia dei Re).

Cito il letterato dott.Menghistu Lemma il quale stabilì un’amicizia con il drammaturgo Georges Bernard Shaw . Il dott. Ayele Bekerié autore di “Ethiopic”, lingua parlata in Etiopia poco prima del IV secolo D.C. Come lingua moderna rappresentano l’estinto Ethiopic la lingua Tigré e il Tigrinyà. Egli scrisse  numerosi articoli sulla storia dell’Etiopia e dell’Africa

Abrham Demoz, educato a Harvard University, professore di Linguistica all’Università Northwestern negli USA, dice che l’Etiopia oggi ha la più alta diversità di lingue al mondo. Le tre lingue madri sono il Semitico, il Cuscitico, l’Omotico, lingue rappresentate in Etiopia sin dai primi periodi della sua storia. 

Lo scrittore dott. Nega Meslekia vincitore di un premio per autori etiopi, per il libro « The Hyena’s belly »  ( il ventre della iena ) al quale seguì il libro « Il Dio gravido di uno sciacallo » scritti ambedue in inglese.

L’Ambasciatore Zewde Retta autore del molto acclamato libro in amarico « Gli affari eritrei nel periodo dell’imperatore Haile Sellassié » e di recente nel 2005 ha pubblicato un libro rimarchevole in quanto un’Opera Magna intitolato « Tafari Mekonnen. Il lungo viaggio verso l’ultimo potere » con i suoi 550 pagine e più di 60 immagini che coprono gli ultimi anni dell’imperatore Menelik II e le prime quattro decadi della vita dell’imperatore Haile Sellassié I.

Desidero segnalare un’accurata analisi del problema linguistico in Etiopia nonchè un’antologia critica della letteratura etiopica nel libro « Silence is not of Gold » ( Il silenzio non è d’oro ) pubblicato nel 1995 in inglese in una rimarchevole raccolta di dati, dai professori Taddesse Adera e Ali Jimele Ahmed .

Ho l’orgoglio di citare la Dottoressa Kidist Bayelegn regista e scrittrice laureata in psicologia all’Università di Addis Abeba che ha diretto in amarico i film : « yelot Shishit » ( L’evasione dell’oggi ) nel 1997 e « Hiwote endewasa » (La sfida della mia vita ) nel 1998.

Dovendo figurare anche io in questa lista di scrittori, vorrei esprimere che per me scrivere il libro «  Memorie di una principessa etiope », è stata un’esperienza forte, che mi ha proiettata in un universo nel quale solo le parole scritte sono in grado di far passare la corrente e mostrare in piccole sequenze di parole semplici, giusti e forti che è possibile essere percepiti pienamente dai proprii lettori. La corrente è stata percepita e istantaneamente si passa dai ricordi alla piena consapevolezza degli eventi storici che hanno cambiato il destino dell’Etiopia e si segue con tenerezza lo svolgersi degli episodi che hanno marcato, con l’esilio, la presa di coscienza di una realtà sconosciuta, nell’animo della bambina Martha che diventa nella seconda parte del libro, protagonista del proprio racconto.

Ho voluto con questo libro trasmettere alla giovane generazione un pezzo di storia, spesso a loro sconosciuta, che ha riguardato la realtà di un’Etiopia feudale con le sue contraddizioni, ma con la consapevolezza dei suoi giovani dirigenti di una speranza sempre viva per un futuro luminoso paradigma di progresso e di crescita.
Spero che questa mia modesta opera possa essere un punto di riferimento per sollecitare altri scrittori ad arricchire con il loro contributo la letteratura moderna dell’Etiopia.
La letteratura rimane un prezioso valore, un faro guida per la trasformazione sociale e politica delle Nazioni Africane e contribuirà a produrre benessere e crescita per una popolazione che, sebbene martoriata da drammatici eventi, continua a esprimere un’immensa forza creativa traendo origine nelle profonde e antiche tradizioni di questo magnifico continente che è l’Africa.  



Grazie


Referenze Bibliografiche :
Huguette Pérol, racconti e Leggende d’Etiopia, SAIE. Edizionei Paoline- Catania 1968
Jean Doresse, l’Empire du Prêtre Jean Vol I- l’Ethiopie Antique, Vol II-l’Ethiopie Mediévale
Librairie Plon 1957
Enrico Cerulli, La letteratura etiopica, Sansoni/ Accademia 1968
Taddesse Adera & Ali Jimale Ahmed »Sile,ce is not of Gold » a critical anthology of
Ethiopian Literature 1995
Edit the Red Sea Press inc.
11-D Princess Raod
Lawrenceville, NJ O 8648 – U.S.A.
Memorie di una principessa etiope di Martha Nasibù (Nassibou)
Neri Pozza Editore 2005






Primo Blog dell'anno!

Oggi ho passato una bellissima giornata con mia figlia Saba. Ho anche pensato molto a come ravvivare il mio blog. cosa ci scriverò? Che cosa voglio condividere con i miei lettori? Le risposte verranno piano piano. Intanto comincio con questo primo testo del 2014 per dirvi che sono proprio contenta. E in più vi metto una bella foto.


Sunday, August 25, 2013

Essere donne in Africa

Woman from Harar by Martha Nassibou
Le donne in Africa sono campionesse per la lotta dei diritti umani, la democrazia, e l’impegno per costruire un mondo migliore per il loro rispettivo paese.
Fanno parte dei Governi donne Ministri come ve ne sono per la cultura, per l’emancipazione delle donne e altre cariche maggiori. Vi sono donne elette nel Parlamento che contribuiscono allo sviluppo e alla crescita del paese. Queste donne sono degne di ammirazione. In Ruanda circa il 49% dei parlamentari sono donne. In Camerun sin dagli anni 70 esisteva « Le Ministre de la condition feminine ». In Mozambico e Burundi « quote rosa » sono oltre il terzo dei parlamentari. In Eritrea il 22%, in Etiopia il 21%.

In un rapporto dell’Unicef del 2000 « Uguaglianza delle donne in politica e nel Governo », si dichiara che il coinvolgimento delle donne in politica, in ambito locale e nazionale, può contribuire allo sviluppo di legislazioni più attente alla condizione di donne, bambinier famiglie. In Ruanda per esempio le donne parlamentari hanno contribuito con successo all’aumento di spesa per sanità e istruzione e al varo di un sostegno speciale per i bambini disabili.

L’influenza delle donne nei parlamenti incoraggia mutamenti nell’agenda delle priorità dei loro colleghi maschi. In ogni caso, nonostante i progressi, le donne restano ampiamente escluse dalla politica, ciò riguarda tutti i paesi a livello mondiale dove le donne costituiscono meno del 17% di tutti i parlamentari. Ecco dove è auspicabile la collaborazione di tutte le donne del mondo per creare una forte realtà che dia loro il diritto sacrosanto di partecipare concretamente per il benessere e la giustizia nei loro paesi.

Nella realtà di oggi nascono comunque donne straordinarie in tutti i settori della società africana, come in politica, artigianato, minicredito, educazione, salute etc. che tendono a dare spazio e respiro per una reale ripresa economica.

Il protagonismo delle donne in Africa è in atto già da tempo e affonda le sue radici nella cultura e nell’organizzazione.

È realtà di oggi che in Liberia nel 2006 è stata eletta Ellen Johson Sirlef prima donna Presidente, la sua nomina ha lanciato un chiaro messaggio a tutte le donne d’Africa. Oggi in Sudafrica si presentano tre candidate alla massima carica. Sono in « rosa » le candidature più accreditate nella corsa alla presidenza : la vice-presidente Phumzile Mambo- Ngcuka, ex ministro delle Miniere e dell’Energia, e Nkosazana Dlamini Zuma, attuale Ministro degli Esteri.

In Zambia potrebbe essere candidata Edith Nawakwi. In Tanzania sette donne sono a capo di altrettanti ministeri tra cui quelli di Finanze, Giustizia e Istruzione. In Etiopia molte sono le Ambasciatrici nella diplomazia con sede nelle più prestigiose Capitali europee. Il Ministro della Cultura è una donna.

Nascono ovunque Associazioni in difesa delle donne che non intendono più essere represse da ataviche culture per loro ormai sorpassate.

Fioriscono in Africa e fuori in seno alle dispore che si sono costituite all’estero, un numero crescente di donne con qualifiche di scrittrici, artiste pittrici, ingegneri, architetti e che si distinguono in ogni sorta di esercizio sociale. Fioriscono in Africa società civili presenziate dalle donne.   

Le donne africane impegnano tutte le loro energie in maniera intelligente e pratico, così come la loro creatività in ogni campo della vita della società e ne sono l’anima stessa. Il loro impegno è totale e sempre carico di entusiasmo.La donna è custode e protettrice dei valori della società che sono patrimonio della loro identità.

Un rapporto profondo tra le donne africane e quelle europee è auspicabile in quanto può portare frutti insospettati di profondo riconoscimento e di crescita per entrambi.

Le donne africane operano nel loro ambito modesto o meno, usando i loro valori ancestrali e sono propense all’ascolto e all’accoglienza e il sorriso e la buona volontà nell’operare sono sempre presenti, qualità umane queste da non sottovalutare. La donna in Africa ha un ruolo preponderante della società in quanto tiene in piedi il focolare e provvede alla sopravvivenza della famiglia di fronte alle difficoltà sempre più incalzanti e gravose che si manifestano nel campo umanitario.

Malgrado che vi sono problemi immensi di malattie e di guerre fratricide, ferve negli animi una capacità di ripresa e di voglia di adempiere cose concrete e ciò lo si riscontra sopratutto nelle donne che hanno la forza di decisione e adottano iniziative pratiche.

Oggi in Africa i tempi sono maturi per la donna di prendere in mano il suo destino e quello della sua comunità. La condizione femminile stà cambiando e prendendo una conformazione sempre più ampia. Le donne lottano per i loro ideali e non si arrendono e procedono verso conquiste sociali e umane, in quanto hanno capito che alla base di ogni conquista c’è l’istruzione, elemento indispensabile per crescere.

Per terminare bisogna prendere atto che vi è un risveglio di coscienza nei popoli africano consci che sia necessario fare una politica che consenta di attingere alla ricchissime risorse naturali. Si devono creare i presupposti a questo ambizioso fine.

Martha Nassibou, presentazione alla Mediateca San Lazzaro, Bologna, 7 gennaio 2007

Monday, July 01, 2013

Le mie impressioni sulla città di Torino



 Torino è sempre stata una città che ha attratto la mia curiosità per essere stata spesso nominata, nel lontano periodo degli anni trenta quando avevo poco più di quattro anni, nientemeno che in Etiopia in casa di mio padre , dignitario e  condottiero sotto l’impero d’Etiopia, il degiac Nassibou Zamanuel al quale apparteneva una Fiat nera fiammante fabbricata si diceva in Italia nella città di Torino, questo in un periodo che esistevano pochissime automobili nel paese.

Il nome di questa città veniva nominato periodicamente quando la splendida Fiat nera suscitava l’invidia di molti dignitari nella società etiopica.  Per questa ragione il mio rapporto con Torino cominciava con l’ immaginarla come una città magica dove si producono automobili così belle.

Questo fu il primo fattore  che ha introdotto nella mia vita il fascino della città di Torino.

La seconda occasione che mi ha consentito di andare a Torino nel 2000, dove ho potuto ammirare in un tempo brevissimo i suoi monumenti, l’impareggiabile Museo Egizio e la Mole Antonelliana, è stato quando decisi di scrivere le mie memorie nel libro « Memorie di una principessa etiope »,  pubblicato dalla Neri Pozza.

In quest’occasione mi sono recata dal famoso storico, il più grande esperto della storia d’Etiopia, Angelo Del Boca, per farmi consigliare e illuminare per scrivere il libro.


Professor Angelo del Boca et Martha Nassibou


La terza occasione nella quale Torino mi accolse a braccia aperte , fù per il prestigioso evento del Convegno Premio Grinzane Cavour il 19-20 gennaio 2007, dove ebbi l’onore di essere una delle conferenziere.

Devo a questa meravigliosa città il mio attaccamento e la mia riconoscenza.

Martha Nassibou con il Professor Angelo del Boca e il Dott.  Matteo Dominioni a Torino,
al Premio Grinzane Cavour 2007




Martha Nassibou, Angelo del Boca ed altri partecipanti al Premio Grinzane Cavour

Tuesday, December 04, 2012

Martha Nassibou Memoirs 3rd edition published !

E' uscita la terza edizione di Memorie di una principessa etiope. 
Ringrazio di cuore tutti i  miei lettori ! 

Si trova  su internet 
IBS.it   e nelle librerie in tutta Italia.


Online: http://www.ibs.it/code/9788865591000/nasibugrave/memorie-una-principessa.html

Synopsis (text in English below)

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso il Ghebì, il palazzo del nobile Nasibù Zamanuel svetta sontuoso nel centro di Addis Abeba. Circondato da un parco di cinquantamila metri, con alberi di alto fusto e piante ornamentali fatte giungere da ogni parte del mondo, il Ghebì è composto da un’infinità di camere, elegantemente arredate con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, porcellane di Sèvre, immensi arazzi di Beauvais. Ottanta maggiordomi, domestici, cuochi e giardinieri provvedono alla cura della casa, sotto lo sguardo vigile del degiac Nasibù, bello come un dio con i suoi 185 centimetri di statura, il fisico da atleta, il volto attraente e sereno, le sgargianti divise da generale. Nella vita del degiac, tutto sembra tingersi di prodigioso e fiabesco: da come ha impalmato la giovanissima Atzede Mariam Babitcheff dopo una gara sfrenata nell’ippodromo di Janehoj-meda alla presenza del reggente, ras Tafari Maconnen, a come l’ha condotta in pellegrinaggio in cima al monte Managhescia, dove il santo eremita Abba Wolde Mariam ha predetto alla sposa la nascita di ben cinque figli. Un giorno di ottobre del 1935, tuttavia, la bella fiabatermina bruscamente. Per ordine di Benito Mussolini, le forze armate italiane invadono l’Etiopia da nord al sud, senza alcuna dichiarazione di guerra. Il degiac Nasibù combatte valorosamente per difendere la sua civiltà, quell’antica civiltà coptortodossa che fa dell’Etiopia una terra cristiana nel cuore dell’Africa. Le forze sono però troppo impari, e il conflitto segna la fine dell’Impero d’Etiopia e dello splendore dei Nasibù. Il 21 giugno del 1936, è arrestato Ivan Babitcheff, il suocero di Nasibù. Il 19 ottobre, il degiac si spegne in una clinica di Davos. Nei mesi successivi tutti i Nasibù sono costretti all’esilio. A più di sessant’anni dagli avvenimenti,Martha Nasibù, figlia del degiac Nasibù, racconta l’incredibile vicenda della sua famiglia condotta in Italia sul finire del 1936 e mantenuta in cattività sino all’agosto del 1944. Otto anni di esilio nei luoghi di «villeggiatura» di Mussolini. Otto anni di esilio per la sola colpa di essere moglie e figli del degiac Nasibù Zamanuel, che si era comportato in guerra con estrema correttezza, non certo ricambiata dal «viceré» Rodolfo Graziani. Preziosa testimonianza storica, il libro illumina il mondo dell’aristocrazia etopica «in bilico fra le suggestive eredità del feudalesimo e le forti aspirazioni alla modernità» (Angelo Del Boca).