Pages

Thursday, July 10, 2014

Recensione e synopsis dello storico Angelo del Boca

Un libro meraviglioso che ha il grande pregio di condurci in un mondo del tutto sconosciuto a noi occidentali, quello complesso dell’aristocrazia etiopica degli anni Venti e Trenta.

Agli inizi degli anni Trenta del secolo scorso il Ghebì, il palazzo del nobile Nasibù Zamanuel svetta sontuoso nel centro di Addis Abeba. Circondato da un parco di cinquantamila metri, con alberi di alto fusto e piante ornamentali fatte giungere da ogni parte del mondo, il Ghebì è composto da un’infinità di camere, elegantemente arredate con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, porcellane di Sèvre, immensi arazzi di Beauvais. Ottanta maggiordomi, domestici, cuochi e giardinieri provvedono alla cura della casa, sotto lo sguardo vigile del degiac Nasibù, bello come un dio con i suoi 185 centimetri di statura, il fisico da atleta, il volto attraente e sereno, le sgargianti divise da generale.

Nella vita del degiac, tutto sembra tingersi di prodigioso e fiabesco: da come ha impalmato la giovanissima Atzede Mariam Babitcheff dopo una gara sfrenata nell’ippodromo di Janehoy-meda alla presenza del reggente, ras Tafari Maconnen, a come l’ha condotta in pellegrinaggio in cima al monte Managhescia, dove il santo eremita Abba Wolde Mariam ha predetto alla sposa la nascita di ben cinque figli.

Un giorno di ottobre del 1935, tuttavia, la bella fiaba termina bruscamente. Per ordine di Benito Mussolini, le forze armate italiane invadono l’Etiopia da nord al sud, senza alcuna dichiarazione di guerra.
Il degiac Nasibù combatte valorosamente per difendere la sua civiltà, quell’antica civiltà coptortodossa che fa dell’Etiopia una terra cristiana nel cuore dell’Africa. Le forze sono però troppo impari, e il conflitto segna la fine dell’Impero d’Etiopia e dello splendore dei Nasibù.

Il 21 giugno del 1936, è arrestato Ivan Babitcheff, il suocero di Nasibù. Il 19 ottobre, il degiac si spegne in una clinica di Davos. Nei mesi successivi tutti i Nasibù sono costretti all’esilio.

A più di sessant’anni dagli avvenimenti, Martha Nasibù, figlia del degiac Nasibù, racconta l’incredibile vicenda della sua famiglia condotta in Italia sul finire del 1936 e mantenuta in cattività sino all’agosto del 1944. Otto anni di esilio nei luoghi di «villeggiatura» di Mussolini. Otto anni di esilio per la sola colpa di essere moglie e figli del degiac Nasibù Zamanuel, che si era comportato in guerra con estrema correttezza, non certo ricambiata dal «viceré» Rodolfo Graziani. Preziosa testimonianza storica, il libro illumina il mondo dell’aristocrazia etopica «in bilico fra le suggestive eredità del feudalesimo e le forti aspirazioni alla modernità» 


Angelo Del Boca

Tuesday, July 08, 2014

Recensione di Susanna Ferri

Adey Abeba 1994, di Martha Nassibou
L’insuperabile soave talento di scrittrice  della Principessa Martha Nassibou  è espresso con delicatezza nel suo   il bellissimo libro “Memorie di una principessa etiope”

Ogni pagina è un prezioso scrigno dal quale trarre perle di storia, di saggezza, di grandezza d’animo.
Pur trattando  eventi  storici dolorosi per il grande Paese di origine,  l’Etiopia,  e pur essendo stata toccata personalmente dall’inconsolabile lutto per la perdita del valoroso padre  degiac Nassibou Zamanuel, a causa delle fistole ai polmoni procurate dal letale  gas iprite,  utilizzato  dai comandanti   italiani nell’aggressione, e la perdita del fratello Keflè, nelle memorie della Principessa etiope Martha,  vi è la totale assenza nei protagonisti   dell’acrimonia per il nemico aggressore. Non una traccia di invettive, rivendicazioni  o vendette indirizzate all’ingiusto nemico.

Una tenace profonda teologia è ben descritta nella figura della madre Atzede Mariam Babitcheff che con la sua fede ed i rosari recitati ha salvaguardato la vita dei suoi piccoli principi profughi.  Il  libro è una piacevole immersione nella storia, nel paesaggio e nei profumi africani. Coloro che hanno  avuto la fortuna di nascere o  vivere nel  Corno d’Africa, leggendo il libro,  riassaporeranno i profumi della savana, l’odore speziato dello zicnì , del wot così ben descritti e gusteranno  il leggero sapore acido dell’injerà;   gioiranno  leggendo le descrizioni delle allegre rincorse tra bambini  nei soleggiati cortili etiopi ed all’orecchio verrà concessa la totale quiete del silenzio del riposo pomeridiano.

Chi è nato o cresciuto in Africa ritroverà nel libro anche il galateo etiope, gli inchini rispettosi dei bambini  al cospetto degli autorevoli  genitori, la descrizione delle feste più significative e suggestive come il Maskal.
Coloro che, invece, non conoscono la storia del Paese famoso per il café di Harar,  scopriranno il talento e la lungimiranza del popolo etiope e della sua aristocrazia. Leggeranno di Ras, Negus, Negus Neghesti,  re dei re, imperatore, le  cui storie si sono  intersecate , in modo infausto, con quelle di Mussolini, Badoglio, Graziani,   Balbo.

La melmosa e carsica condotta della Società della Nazioni non ha gestito correttamente gli interventi  per scongiurare  l’invasione dell’Etiopia nel 1935, senza una dichiarazione di guerra da parte dell’Italia.
Essa infatti avrebbe dovuto diplomaticamente scongiurare l’aggressione dell’Italia ad un Paese membro della Società delle Nazioni cioè all’Etiopia poiché quest’ultima era già membro della Società delle Nazioni dal 1923, ben prima che lo divenisse l’Italia  nel 1937.

L’appartenenza dell’Etiopia alla Società delle Nazioni,  tanti anni prima dell’Italia dimostra quanto valida e lungimirante fosse la diplomazia di tale onorevole popolo etiope  che,  come la storia insegna,  fu anche precursore della nascita delle rappresentanze diplomatiche degli ambasciatori nel mondo.
L’augurio che mi nasce nel cuore al termine delle numerose riletture del libro è che tutte le nostre case possano essere come quella  del padre della Principessa Martha Nassibou dove (cito parole dal testo) “ la vita aveva il sapore della felicita “


Friday, July 04, 2014

Recensione di Mario Innocenti - Sole 24 Ore

"Tutto comincia come in una favola. La piccola Martha Nasibù possiede tutti i doni di una bambina la cui culla è rallegrata dalle buone fate.......

Martha Nasibù ci porta tra incantesimi e incubi, nel mondo dell'aristorazia etiopica degli anni Trenta....
è un libro che prende il lettore, alcuni passaggi hanno il segno della poesia..."





Thursday, July 03, 2014

Recensione di Alba Laura Arciello - Pensieri sul tuo libro

Harrar, Nostalgic Dreamland
di Martha Nassibou
"Un sogno dorato, di sete e aromi profumati, di risate argentine, dipalazzi imperiali avvolti da ombrose e fitte vegetazioni, tintinnii dicristalli e fruscii di abiti preziosi, la gioia intessuta nella trama disentimenti profondi, che uniscono una famiglia, nello scenario fantastico quanto reale, di una vita che non da spazio se non all'armonia dei rapporti umani e al profondo rispetto per la natura, aprezzando e vivendo consapevolmente il privilegio della propria condizione.

Uno schianto fragoroso!!! La guerra, terrificante e distruttiva. Non si può sprofondare nell'inferno senza bruciarsi, le ferite interiori sono indelebili. Come sopportare tutto questo senza odiare? Ce lo insegna una donna straordinaria attraverso il suo racconto, nel quale, nel bene e nel male, scende profondamente nell'umano, lasciando a sua volta una traccia indelebile nella nostra interiorità, perché quando un libro è scritto con il cuore e soprattutto palpita di verità, ognuno di noi, giunto all'ultima pagina, sente che dentro di sé qualcosa è cambiato, e ciò che sembra impossibile diventa realtà... il dolore con il tempo si può trasforma in amore.

Grazie Martha!

Con stima e affetto,

Alba Laura

Wednesday, July 02, 2014

Recensione di Gaudenzio Barbé - Corriere di Novara


"......uno dei più bei libri di ricordi che siano apparsi in quest ultimi anni...."




Tuesday, July 01, 2014

Recensione di Nello Ajello - La Repubblica



Presentazione del libro al Campidoglio, Roma

".....Una lettura interessante, come testimonia il fatto che, in breve tempo, quest' autobiografia (che viene oggi presentata a Roma, alle 17,30, nella sala della Protomoteca in Campidoglio) è già arrivata alla seconda edizione. Nel lungo esordio del suo libro l' autrice, riferisce episodi che non poté vivere in maniera cosciente, perché troppo piccola, e infatti informa il lettore  di essersi documentata con l' aiuto di sua madre. Il paesaggio, l' ambiente, i personaggi si sciolgono in una sorta di mimesi dell' infanzia. Ne risulta un quadro estatico, popolato dall' aristocrazia etiopica degli anni Trenta: i palazzi nei quali essa viveva, il sentore di privilegio che ne accompagnava atti, modi, linguaggio, frequentazioni. Di queste realtà, noi italiani non avevamo affatto sentore......"


Recensione di Nello Ajello - La Repubblica (pdf)

Monday, June 30, 2014

Recensione di Agostino Oliveti - ..commovente e straordinario libro di memorie

Woizero Atzede Babitcheff e
Degiac' Nassibou Zamanuel,
i genitori di Martha
"Un’agiata e nobile famiglia Etiope e’ travolta da due gravi avvenimenti: la guerra Italo-etiopica nel 1935 e la Seconda Guerra mondiale. L’occupazione del paese e la tragica morte delle persone care costringono la madre della protagonista ad affrontare con determinazione l’esilio e, purtroppo, vivere situazioni drammatiche in un’Europa dilaniata dalla guerra. Un unico pensiero e’ importante per lei. Un solo obiettivo e’ perseguito con tenacia, superando, a volte, anche gli incidenti che le leggi razziali le procuravano: l’istruzione dei figli!. La grande fede e la dterminazione della Signora Atzede sono intensamente sentite nella vicenda che tesse, a mio avviso, la lode di questa madre meravigliosa.

Libro da leggere, consigliato perche’ descrive, dato che e’ vissuta in prima persona, la vita di palazzo in epoca feudale. Ci narra, con particolari inediti, gli usi e i costumi di questa antica civiltà, con il suo corollario di tradizioni millenarie.

La Principessa riesce a farci vivere i suoi momenti spensierati e sereni, i giochi con i fratelli che si svolgevano nel grande ghebbi’ di Addis Abeba, ci fanno ammirare soprattutto la sua devozione per le consuetudini e sottolinea quanto rispetto ci fosse nel rapporto tra figli e genitori.

La storia si sviluppa senza odio né atteggiamenti vendicativi nei confronti di chi ha causato tanto dolore. L’autrice ricorda piuttosto le amicizie Italiane, il bene ricevuto, l’amore delle persone che l’hanno aiutate nei momenti difficili del loro esilio.

Il libro della Principessa Nasibu aggiunge altresì un prezioso tassello alla storia coloniale Italiana, perche’ gli eventi sono narrati da un osservatorio unico ed autentico. Lo raccomando perche’ sono certo che piacerà allo storico e fara’ capire, specialmente ai giovani, che la civiltà non e’ solo benessere ma anche e soprattutto dignità."

Agostino Oliveti

Monday, June 16, 2014

"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014



 
"Forza e temperanza" (strength and temperance) pastels on black paper, 2014
 
I recently made this is a portrait of my nephew.  I wanted to capture his gaze which is determined and dreaming at the same time, reflecting his strength of character and the capacity to have a strong vision in life.

Saturday, March 22, 2014

"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004



"Harrar, nostalgic dreamland", oil, 2004.  

This painting  was commissioned by an Ethiopian lady, dedicated to her  son on an important occasion. It now belongs to this family's collection.

The girls on the painting are a symbol of the beauty, dynamism and generosity of the People of Harrar. There is a transcendent luminosity in the main figure, synthesis of magnitude.

Wednesday, February 26, 2014

Gli occhi parlano

Les yeux parlent
 
Prise de conscience que d’avoir des yeux,
Fenêtres ouvertes vers les cieux
sans cesse émerveillés
lorsqu’un trait de lumière
baigne la nature qui s’éveille.
 
Les yeux ouverts sur le monde
dévoilent l’âme profonde
d’un regard amoureux
qui s’embrase de feu.
 
Tantôt des yeux malins
scrutant l’âme du voisin,
tantôt doux, fascinants
élargissent aux amants
l’hardiesse aux regard
lors d’un destin hagard.
 
Des yeux pleurent au matin
quand tout est jouissance,
des yeux pleurent de chagrin
quand tout n’est que souffrance.




Martha Nassibou le 28 novembre 2004